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19 gennaio 2017

Davies, l’uomo dei record: “Vincere è speciale, ma lavoriamo sulla costanza”

Undici vittorie, 10 giri veloci in gara – entrambi un record nel Campionato Mondiale Superbike 2016 – e 17 podi complessivi su 26 gare non sono stati sufficienti a placare la “fame” di Chaz Davies. Il gallese, protagonista indiscusso della stagione, chiusa con 7 successi nelle ultime 8 gare, 6 dei quali consecutivi, vuole di più.
“Sì certo, dal punto di vista dei risultati è stata la mia miglior stagione, ma mi sento come se avessimo mancato il bersaglio – ha commentato – Ripercorrendo l’anno, ci sono stati alcuni aspetti negativi. Dopo la pausa estiva siamo stati praticamente perfetti, e questo in un certo senso ha un gusto amaro, perché sono stato il pilota di maggior successo ma non ho portato a casa il premio più grande, cioè il titolo”.
L’incapacità di accontentarsi e il guardare sempre oltre – il presente, il tangibile, il limite – fanno parte del codice genetico dei campioni. Detto questo, sarebbe un errore giudicare le parole di Davies come un sintomo di insoddisfazione.
“Abbiamo chiuso alla grande, e vincere delle gare è sempre speciale, non importa in che fase della stagione – ha aggiunto – La chiave sono stati gli ‘zeri’. È su questo che dobbiamo lavorare. Abbiamo fatto davvero tante buone gare, ma anche alcune non all’altezza del nostro potenziale. Comunque va bene così, questa cosa ci aiuterà a mantenere a fuoco il bersaglio in futuro”.
Per Davies, il punto di svolta dello scorso campionato ha coinciso con i test di Misano durante la lunga pausa estiva. Fin dai primi giri, il gallese è stato in grado di scendere al di sotto del record in gara. Segno di una ritrovata, e accresciuta, fiducia in sella.
“Alla fine del 2015 avevo un ottimo feeling con la moto, a tratti questo ci è mancato nella prima parte dello scorso campionato, ma poi lo abbiamo ritrovato – ha analizzato Davies – Quando succede una cosa del genere, ci sono delle ripercussioni automatiche sulla tua mente. I tempi sul giro arrivano facilmente, non devi forzare, è una reazione a catena che genera sempre più fiducia. Anche quando salivo sul podio, nella prima parte di stagione, sentivo che avremmo potuto migliorare sotto alcuni di aspetti. Spesso è proprio quel punto di percentuale che fa la differenza tra un podio sofferto ed una vittoria ‘facile’”.
Di tutte le vittorie ottenute in stagione, il Davies ne ha indicate due come particolarmente significative.
“La doppietta a Magny Cours è stata eccezionale – ha osservato – Sono state due vittorie fuori dalla norma. In Gara 1 abbiamo scommesso sulle intermedie, ed abbiamo dovuto adottare una strategia diversa da qualsiasi gara affrontata nella mia carriera. Nei primi cinque giri, ho semplicemente fatto di tutto per non cadere, poi ho lasciato che la corsa venisse a me”.
La chiave, in questo caso, è stata la fiducia nella scelta degli pneumatici. Anche accusando inizialmente distacchi pesanti rispetto a chi aveva optato per le mescole da pioggia, Davies non si è perso d’animo.
“Al secondo giro, ero già convinto che avremmo vinto – ha confessato – È stato davvero emozionante. Abbiamo dovuto gestire la gara diversamente da tutte le altre, non avevo mai corso con le intermedie prima di allora. Ho anche dovuto fare molti calcoli. Insomma, è stato proprio bello vincere così”.
Gara 2, d’altro canto, non è stata da meno. Le Kawasaki ufficiali avevano dimostrato, fin dal warm-up mattutino, di avere colmato il gap sul ritmo di gara. Addirittura, Sykes e Rea erano riusciti a mettere in atto una piccola fuga nel corso delle fasi iniziali. Anche in questo caso, tuttavia, Davies ha saputo aspettare il momento adatto per attaccare.
“Magny Cours è una pista ostica per la Panigale R, forse la più difficile, ed inizialmente non avevamo il passo – ha raccontato – Poi però, col passare dei giri, le Kawasaki hanno accusato un calo mentre noi siamo rimasti costanti. Così sono riuscito a intrufolarmi al comando e finire il lavoro”.
Diametralmente opposta la vittoria nell’ultima, rocambolesca gara in Qatar. Con sette punti da recuperare a Sykes per il secondo posto in campionato, Davies non poteva fare calcoli. Vincere – e sperare – era l’unica strategia possibile.
“Nessuno aveva nulla da perdere, sono tutti andati al massimo delle rispettive potenzialità, perché per un pilota è sempre importante chiudere la stagione su una nota positiva. Rea ha spinto davvero forte, ma siamo comunque emersi vincitori. Non è stata di certo una gara tattica, ma molto divertente”.
Ora però è tempo di guardare al futuro. Dopo un duplice intervento di “manutenzione” per rimuovere una placca dal polso sinistro (ricordo di un vecchio infortunio risalente al 2012 a Phillip Island) e prevenire la sindrome compartimentale al braccio destro, Davies è pronto a proseguire il programma di test invernali con l’arrivo del nuovo anno in modo da presentarsi a Phillip Island al massimo della competitività.
“Abbiamo raccolto molti dati, che è la cosa più importante in questa fase, ma non penso che abbiamo ancora scoperto le potenzialità dell’intero pacchetto. Sicuramente stiamo andando nella giusta direzione, chiuderemo il cerchio soltanto in occasione della gara d’esordio. Le prove hanno evidenziato fin qui alcuni aspetti positivi ed altri meno, che però sono i più importanti per preparare al meglio una stagione perché in questo periodo puoi permetterti di fare esperimenti. Il feedback mio e di Melandri sono stati molto simili, il che è positivo. Era già successo quando correvamo con un altro marchio. Lui è molto bravo a sviluppare la moto, ed essere sulla stessa lunghezza d’onda è importante”.
Gli occhi di Davies, tuttavia, sono puntati al campione in carica Rea. Dopo un finale di stagione leggermente opaco a causa anche dell’approccio conservativo adottato per assicurarsi il secondo titolo consecutivo, il nordirlandese è tornato a fare la voce grossa negli ultimi test.
“Credo che il prossimo anno saliranno più piloti sul gradino più alto del podio, ma Johnny rimarrà il punto di riferimento. In ogni caso, sono curioso di vedere come si troveranno Bradl, Laverty, ed i ragazzi di Yamaha. Sarà una stagione diversa, interessante”.
A mischiare ulteriormente le carte, recentemente è arrivato l’annuncio dell’inversione della griglia per Gara 2. I primi tre classificati in Gara 1 partiranno infatti dalla terza fila, sulla falsariga di quanto succede in GP2, per fare un esempio.
“La mia prima impressione è positiva – ha commentato Davies – Le cose cambieranno radicalmente, e questo dovrebbe rendere le corse più interessanti. Non vedo l’ora di cimentarmi con questo nuovo format, anche se le gare SBK sono storicamente accattivanti. Forse verso la fine della stagione c’è stata qualche gara un po’ noiosa, specialmente perché c’erano quasi sempre tre britannici sul podio. Ragionando su scala mondiale, è più interessante avere piloti di nazionalità diverse e più costruttori sul podio”.
Logico, anche se l’obiettivo del numero 7 resta quello di sul gradino più alto il maggior numero di volte possibile.